Parole poetiche, divertenti, sonore, spesso in disuso o semplicemente dimenticate.
Vi ricordate il vocabolarietto nel quale, da provetti scolari, trascrivevamo le nuove parole che incontravamo nello studio? Ecco, ora capovolgiamo quell’idea. Riappropriamoci delle “vecchie parole”, fissiamole nero su bianco per non smarrirle. Che sia un semplice esercizio stilistico o un modo per arricchire nuovamente il nostro linguaggio ecco le nostre parole “di una volta”.

Con un pizzico di egocentrismo oggi rappresento la mia generazione.
Consapevole dei problemi della nostra epoca, dei furti dei nostri padri e della grande dose di lungimiranza di cui dobbiamo munirci, anche solo per immaginare un domani migliore, dico la mia, linguisticamente parando, ovviamente.
Hanno deciso che la mia è la generazione perduta, quella che se va bene è mille euro.
Mi hanno chiamato bambocciona e schizzinosa, o meglio choosy che fa più figo.
Nel marasma di definizioni quello che so con certezza è che ogni singolo giorno c’è da (ar)rabattarsi.
Dallo spagnolo arrebatarse, con la duplice accezione di “darsi da fare” ma anche “andare in collera” cosi mi autodefinisco:

Illustrazioni: Federica Aradelli