Parole poetiche, divertenti, sonore, spesso in disuso o semplicemente dimenticate.
Vi ricordate il vocabolarietto nel quale, da provetti scolari, trascrivevamo le nuove parole che incontravamo nello studio? Ecco, ora capovolgiamo quell’idea. Riappropriamoci delle “vecchie parole”, fissiamole nero su bianco per non smarrirle. Che sia un semplice esercizio stilistico o un modo per arricchire nuovamente il nostro linguaggio ecco le nostre parole “di una volta”.

Sono attratta dalle parole, soprattutto da quelle che riescono a regalarmi un’immagine.
La parola di oggi è una di queste: carica di storie ed altrettanti ritratti.
In essa echeggiano i racconti su bel canyon messicano di Chihuahua che porta il suo nome; la storia di un cappello ormai démodé e quella dell’omonima santa, madre di sette figli martiri nel lontano impero di Adriano.
I nostalgici della lingua lombarda penseranno al modo in cui si definiva una donna impicciona ed invadente o quell’un uomo effeminato, nei modi quasi materni.
Personalmente la storia che preferisco è però quella di una donna attempata che prende vita dalle pagine di Giraud, cammina imbellettata per le strade delle nostre città, odia i segni del tempo che tradiscono la sua bellezza e cerca invano di contrastarli atteggiandosi ed agghindandosi come una giovinetta.

Illustrazioni: Federica Aradelli