Gaglioffo

Parole poetiche, divertenti, sonore, spesso in disuso o semplicemente dimenticate.
Vi ricordate il vocabolarietto nel quale, da provetti scolari, trascrivevamo le nuove parole che incontravamo nello studio? Ecco, ora capovolgiamo quell’idea. Riappropriamoci delle “vecchie parole”, fissiamole nero su bianco per non smarrirle. Che sia un semplice esercizio stilistico o un modo per arricchire nuovamente il nostro linguaggio ecco le nostre parole “di una volta”.

Ogni storia che si rispetti ha un inizio.
“Vedrà, io ci so fare coi preti, sarà per la mia aria da certosino gaglioffo”, è il mio.
È una sera d’inizio estate, di quelle già torride, poca voglia di immergermi nelle strade della città ed un libro che da troppo tempo avevo trascurato.
Me ne (r)innamoro subito, rincontro i personaggi dimenticati, avanzo con voracità, ma pagina dopo pagina il mio pensiero torna a quella prima frase letta o meglio a quella parola: gaglioffo.
Mi turba l’idea che nonostante l’accanimento nel far sì che l’inglese diventi la mia seconda lingua madre e la necessità di approfondire la lingua del mio cuore (lo spagnolo) quella parola cosi buffa della MIA lingua mi sfugga.
Inizia cosi, con l’animo dell’esploratore e la curiosità del profano, la mia storia di parole.

Cover di Federica Aradelli
Illustrazione di Flaminia Cavagnaro