Adriano Celentano – 24.000 baci

Non c’è niente che dia più la pelle d’oca di un grande, violentissimo, velocissimo momento della storia del rock, quelli che, per intenderci, Rolling Stone raccoglie abitualmente nelle sue classifiche. Stiamo parlando della finta fellatio di Bowie sul palco al suo chitarrista Mick Ronson nel tour di Ziggy Stardust, parlo dei Fab Four che suonano su un tetto, di Gainsbourg che chiede non esattamente la mano a Whitney Houston, insomma di quegli istanti in cui il rock’n’roll, con o senza musica, si rende visibile, evidente in alcuni gesti dalla forma quotidiana, apparentemente non estranei all’ordinario.

La musica italiana è ricchissima di momenti come questi, piccoli momenti ad alto tasso r’n’r i cui protagonisti non sempre e non solo sono delle star del rock. Modugno che canta “Che me ne importa a me” sul palco dell’Ariston nel Sanremo del 1964 mimando perfettamente ciò che sta cantando ristabilendo così il peso della parola e mostrando al mondo italiano che le cose stanno per cambiare per sempre è solo uno dei tanti attimi in cui il rock’n’roll ha fatto improbabili capolini nella storia del nostro spettacolo. Centrale è quello che vede protagonista Adriano Celentano a Sanremo, nel 1961, mentre canta “24000 baci”. Cosa succede? A un certo punto, come se nulla fosse, il Molleggiato dà le spalle al pubblico, saltellando gira su sé stesso seguendo l’orchestra e scandalizza la compostezza televisiva e perbenista dell’Italia del boom, quella delle gonne sotto il ginocchio che il ’68 neppure lo immagina.

Sono pochi, piccolissimi memorabili secondi avvolti da un’altra serie di piccolezze che li rendono sostanziali: l’abito di Celentano che pare messo a fatica, l’obbligo di un’eleganza formale che viene inesorabilmente tradita da quello che parrebbe essere un fiocco anarchico slacciato e, più di tutto, lo sguardo naturale e selvaggio del ragazzo di Milano Greco, sguardo che preannuncia, che gesticola insieme alle mani gridando l’innovazione su due salti appena.

Celentano torna live dopo diciotto anni il prossimo novembre, due date all’Arena di Verona, di sicuro non potrà risparmiarci questa canzone ma voi che dite, riuscirà a darci le spalle, proprio ora che ne avremmo tanto bisogno?