…quale parte della parola non capisci”.

E’ questo lo slogan con cui le “sgualdrine” hanno camminato venerdì 4 maggio scorso per le strade di Gerusalemme. Sono le  “slutwalk” (“donne di strada”) e il loro movimento è nato in Canada quando il poliziotto Michael Sanguinetti  ebbe la pessima idea di affermare che le donne per evitare un’ aggressione dovrebbero vestirsi in modo  castigato e non come autentiche puttane (“slut”). Da  allora un gruppo di “ragazzacce” ha deciso di marciare per le strade del mondo con abiti succinti per rivendicare il proprio diritto alla scelta  di vestire con abiti che più le aggradano, senza per questo essere vittime di violenze  per mano di uomini.

La marcia delle slutwalk è giunta a Gerusalemme dove ha assunto le sembianze di una vera rivoluzione, di uno schiaffo all’estremismo religioso, al moralismo spicciolo, la marcia è stata come un sassolino fastidioso nelle scarpe degli Haredim (letteralmente “Coloro che tremano davanti alla parola di Dio”), che praticano un’estrema forma di intolleranza nei confronti delle donne tanto che appare ormai lecito relegarle negli ultimi posti sugli autobus o insultarle per strada se non sono vestite secondo le norme haredi.

In quel venerdì le “sgualdrine” hanno camminato per le strade di Gerusalemme con abiti succinti, avvolte in  stretti lembi di stoffe, in giarrettiere e in guepiere; i poliziotti hanno vigilato affinché nessuno osasse insultarle né aggredirle e Michale Sanguinetti, per fortuna, era rimasto a Toronto.