di Gaia Manzini

Lauren Armstrong è una celebrità. Una star. Essere una stella del cinema significa il massimo della visibilità, un eccesso di presenza, un’esistenza che fa della volontà di mostrarsi il motivo del suo essere al mondo. Tutto il contrario dello scomparire. Interviste, fotografie, testimonianze dirette e indirette in quantità, nessuno potrebbe davvero dire che la star non c’è, semmai che vive troppo, anche molte vite contemporaneamente.

Eppure Lauren Armstrong scompare. Non muore o si ammala, semplicemente si perde, come succede talvolta alle chiavi di casa e ai portafogli, si perde inghiottita dal circostante lasciando di sè solo pellicole impressionate della sua forma. Come il famoso battito d’ali della farfalla, anche l’assenza prepotente di Lauren scatenerà un uragano dall’altra parte del mondo.

Siamo a casa di Eva Loi, la doppiatrice italiana di Lauren. Prima una paralisi degli arti e poi la perdita della voce. La notizia di Lauren impianta in Eva la coscienza dell’inadeguatezza del suo stesso esistere, a partire dalle afasie che la colpiscono quando le sue parole non trovano più in Lauren il corpo a cui ancorarsi, per vivere almeno nella finzione.

Lauren è per Eva come il Santo Graal, la ricerca di lei è una discesa negli abissi del suo passato e in quello della sua famiglia, accomunata tutta, ognuno a suo modo, dal desiderio suicidario di nascondersi, scappare, e poi non farsi trovare più.

Eva e sua madre Ella si rincorreranno in due tempi diversi nella stessa tragica Berlino, per cercare quelle radici che tengono i loro cuori uniti e allo stesso tempo ancorati al presente. Forse la risposta, il segreto è nel sangue, in ciò che compone le ossa oppure si perde nel vento, proprio come il futuro di Lauren.

Fandango Libri pubblica un romanzo intenso e inquietante, che oltre ad essere un potente racconto familiare, è anche un’inchiesta accurata sull’esistenza, che trova nel leit motiv della scomparsa la sua negazione, tanto più inaccettabile della morte perchè, al contrario di essa, non mostra i suoi effetti.

Così riassume il suo libro Gaia Manzini: “Scomparire, come morire, ma senza violenza”. Eppure se nessuno può più riconoscere chi sei, davvero si può dire che tu non abbia cambiato forma?