Capitolo primo.

Mettiamo caso che vi troviate a Buenos Aires in un’afosa domenica pomeriggio dei primi anni ’50. E’ davvero probabile che vi venga voglia di cercare un po’ di ristoro in uno di quei bar che forse, in realtà, in Argentina non esistono e sono solo una proiezione fumosa della nostra idea di un bar sudamericano. In questo bar c’è un pianista che suona alcune ballate locali e mettiamo caso che questo pianista si chiami Luis Bacalov. Prendete la stessa domenica pomeriggio e spostatela a Milano nell’anno di grazia 1960. In un piccolo bar dietro la Stazione Centrale si sta esibendo un giovane cantautore italiano con parecchi lavoretti saltuari sulle spalle e un contratto appena firmato con con un cercatore d’oro che si chiama Nanni Ricordi. State ascoltando Sergio Endrigo che pochi giorni dopo il suo piccolo recital in quel locale in cui lo avete ascoltato, farà la conoscenza di Bacalov l’argentino dando vita a uno dei più longevi sodalizi della storia del cantautorato italiano.

Endrigo canta e Luis, ora noto emigrato con lo pseudonimo di Luis Enriquez, si occupa degli arrangiamenti.

Già, gli arrangiamenti, quella parte della produzione di un brano musicale che una volta veniva eseguita non necessariamente da chi componeva il brano ma da un’altra persona che generalmente dava vita a capolavori dalla cura oggi pressoché inconcepibili.

Non facciamo i passatisti e veniamo al dunque

Se le cose stanno così è uno dei pezzi nati dalla collaborazione Endrigo-Bacalov. Un giorno ho trovato questo 45 giri e ho pensato che questa canzone parlasse di un suicidio. Lo vedete Endrigo, come cammina nella foto sulla copertina? Appeso, quasi, per la giacca. Sfatto.

Poi ho scoperto che i cantautori hanno altri modi più sottili e lievi di farti conoscere il dolore e che questa canzone, dalle parole e dall’arrangiamento indimenticabili, parlava di qualcosa di certo ugualmente mortale.

A voi.