Qualcuna di voi, per caso, riesce a immaginare qualcosa di più perfettamente meraviglioso di una giovane donna circondata dai suoi vinili? Io non ho scoperto nulla di più iconicamente ed essenzialmente grandioso da quando ho cominciato a guardare film belli. Per farvi capire: avete presente la macabra quanto eccezionale scena iniziale di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto? Oppure, vi ricordate il piccolo aggraziato quanto triste colpo che Stefania Sandrelli in Io la conoscevo bene dava col piede al giradischi per farlo partire?

In quelle immagini, ambedue sensualmente malinconiche, si coglie tutta quella perfetta e profonda meraviglia di cui vi andavo dicendo.

Partiamo da quest’immagine tutta femminile per raccontarvi di un tempo che non esiste più, quello in cui, prima dell’mp3, del cd, della musicassetta e dell’LP la musica si ascoltava da dischi in vinile piccoli, a 45 giri che in Italia, qualche volta, venivano allegati persino a riviste come La settimana enigmistica. Sul 45 giri, lo sapete, ci si giocava tutto, per ogni cantante la possibilità di sfondare aveva due facciate, due canzoni e molto spesso due mood: A e B.

Con un 45 giri si conquistava una donna, si ballava con un ragazzo appena conosciuto a un tè danzante, ci si affondava nella malinconia immediata e senza scampo di quando si hanno solo due canzoni e prima di arrivare al dunque non si deve aspettare che le altre tracce finiscano.

“Non molto diverso da quello che si fa oggi”, direte, e invece no. 45 giri voleva dire  juke-box, voleva dire unicum, voleva dire “voglio dirti questo e solo questo: ascolta” e con interi LP, salvo rari casi, l’eterogeneità e la quantità dei brani non potevano garantire la trasmissione istantanea da me a te di un sentimento e di un pensiero.

Un tuffo all’indietro, a quando si ballava in due e ci si teneva stretti, e nelle sorti di un ballo e di una sola canzone c’era tutto quello che serviva per pensare di offrire da bere a una ragazza.

Avete idea di cosa ci siamo perse?

(Paradiso per tre ore, episodio di Dino Risi dal film L’amore in città, 1953)