Quando ero una bambina mia madre mi raccontava una storia. Ho capito solo ora che era uno stratagemma per evitare che passassi le ore in bagno, togliendo tempo a lei, che puntualmente alle sette doveva prepararsi per l’ufficio. Ma allora cosa ne potevo sapere di strategie femminili? La morale della favola era questa: non passare tutto quel tempo davanti allo specchio, sai un bambino una volta, che si rimirava continuamente, invece che se stesso, ci vide riflesso il diavolo.

Tralasciamo il mio terrore degli specchi, e  pure la crudeltà delle favole per bambini degli anni ’50 contenenti Belzebù, che forse erano solo metafore della guerra appena passata, però di turbe psichiche ne hanno fomentate, in ogni caso il diavolo è metafora del vizio, e nello specchio leggeteci un pò quello che vi pare.

Mondadori inaugura la collana “Libellule”, brevi romanzi o racconti, dal prezzo modico, insomma leggeri ,come l’insetto del lago. Primo tra tutti c’è questa fenomenologia del demonio scritta dal siciliano più noto d’Italia, Andrea Camilleri, che del vizio qualcosa ne sa con quella sigaretta sempre in bocca, col suo Salvo Montalbano donnaiolo e godereccio, e ci mostra il male in trentatre racconti di sole tre pagine l’uno.

E pare di sentire quel suo accento, di cosa stiamo parlando dottor Camilleri, ma picciriddo del diavolo certaménte e di chi altro sennò. E forse il più diabolico è l’autore, che si diverte a torturare i personaggi, facendo delle loro imperfezioni un marchio d’infamia, della loro debolezza una condanna, il diavolo è sempre in agguato e se la ride, ride delle loro bugie, dei pensieri impuri, dell’avidità, sa che sono tutti suoi figli e senza giudicarli si diverte, preparandogli un finale a sorpresa.

Anche il lettore prova lo stesso gusto, simpatia per loro certo, ma molta più simpatia per il demonio. E sperate sempre che vi proteggano dai vostri più sentiti desideri. Si sa, il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.