Daverio forever

O lo ami o lo odi Philippe Daverio. Io lo amo, lo amo alla follia. Amo i suoi occhialetti tondi, i suoi papillon a fiori su camicie a righe, il suo pancione, i suoi cappelli e i suoi trench. Amo il suo modo di parlare, la sottile ironia, i giochi di parole, la sua cultura schiacciante e eccentrica, il suo amore per il bello e per le lingue.

Ho guardato Passepartout e Emporio Daverio, ho consultato la sua puntata su Robert Rauschenberg e Francis Bacon per trovare il coraggio di laurearmi con una tesi in filosofia sul pittore irlandese alcolizzato. Sono andata alle mostre e l’ho invocato quando non capivo nulla di quello che vedevo, e l’avrei voluto accanto a me quando mi rapiva la sindrome di Stendhal, per condividerla con lui e poi farmi dare uno schiaffo, che l’arte è un gioco, mica una cosa seria.

E se pure voi lo odiate, non credete che uscireste arricchiti dal museo se invece di quelle odiose cuffiette con la spiegazione da enciclopedia, ci fosse lui a sussurrarvi nelle orecchie quale mistero nasconde la bellezza?

Le mie preghiere sono state esaudite. Rizzoli pubblica Il Museo immaginato, un posto stupendo, che nella testa del critico diventa vivo, una collezione di dipinti sconvolgenti che Daverio raccoglie per voi, e facendone una minuziosa autopsia ce li riporta, più vivi che mai.

Ci sono quadri che avrete osservato mille volte, altri che pensavate amaste solo voi, altri ancora che non ricorda nessuno ma Daverio sì, e a passeggiare con lui in questo museo della mente ti si spezza il fiato dall’estasi, come a Santa Teresa.

L’architetto Daverio costruisce un’arca di Noè della pittura dove c’è un pensatoio e una sala da pranzo, una camera da letto e una cucina, perfino una chiesa e un giardino e un posto dove ascoltare la musica e poi giocare, respirare l’arte, suonare i quadri, mangiare l’olio di lino e le setole dei pennelli. Una partita a scacchi con Giotto e con Frederich, un caffè con Caravaggio.

Un libro che profuma di carta stampata e visioni e sapere. Nasconde una copertina candida come la tela bianca prima di dipingere.

Nella mente ci sono tutti i musei del mondo e di più.