di Sandro Veronesi

Qualcuno ti manda un bacio. Mette la bocca a cuore ed è una bellissima bocca. Poi, raccoglie tutta la tenerezza del mondo, tipo quella che possedeva quand’era solo un bambino, e fa un gesto convenzionale del tutto privo di senso – come se si potesse, siamo seri, inviare un bacio – e soffia al di sopra di una mano che funge da pista di lancio, per segnar bene la traiettoria e far sì che quel bacio arrivi proprio al punto B della linea A-B che aveva disegnato col pensiero.

A volte succede un incidente. Succede cogli aerei figuriamoci coi baci. Quel bacio non era indirizzato a te. Sei il punto C che rende palese la deviazione da una rotta accuratamente stabilita. Se ti prendi quel bacio sei un ladro e da gesto tenero esso si trasformerà in minaccia, un proiettile. Se hai calcolato male la direzione, vuol dire allora che sei in un imbarazzante errore, che tu sei solo un intralcio nella rotta d’amore di qualcun altro e ti converrà scusarti per aver sorriso, e farti da parte il più presto possibile, esci di scena, la macchina fotografica non sta inquadrando te.

Ecco, Sandro Veronesi scrive 14 bellissimi racconti sulle persone che fanno da sfondo alle fotografie, che si prendono baci scagliati altrove e di questi piccolissimi ma fatali fraintendimenti fanno una vita più o meno oscura. I personaggi che infestano questi racconti sono l’umanità che siamo, cosa accomuna le persone tutte si chiede Veronesi, e la risposta è una e terribile, eppure vera. Siam tutti uniti nell’errore e nella perdita, errori più o meno innocenti, e perdite più o meno copiose, chi è poi che può dirsi vincente?

Scegliete voi se questa visione è più consolante o desolante. Per parte mia (ma l’avrete capito ormai, per chi simpatizzo), a me sembra umana. Ed è forse per questo che il libro – edito da Fandango Libri – si legge tutto d’un fiato, nei pomeriggi che nevica fuori e ci sembra che il silenzio ovattato della città ci restituisca a noi stessi, portandoci a compilar liste di quello che è più importante.

Sbagliare e fallire e cadere, ma vivere, questo è più importante. Vivere facendo pace con le nostre famiglie, ammettendo che a volte le odiamo, vivere in pace con le nostre meschinità, col male di cui siamo capaci e poi vivere anche senza dignità, perdonando e non per nobiltà d’animo ma per solitudine, e pensare e dire e fare cose impensabili perchè esseri impensabili siamo, fatti per intero di contraddizioni.

Profezia è il primo di questi racconti. Possiede l’eleganza cruda della letteratura dei grandi. Fa male. La profezia messa in bocca a un dio impietoso è che soffriremo, e faremo soffrire, e nel dolore scopriremo che siamo capaci di tutto, nel bene e nel male, e nella sofferenza vedremo in un angolo rincattucciata la felicità e la sapremo riconoscere e ricominceremo daccapo perchè lo scopo di questa assurdità è l’assurdo stesso, prendere al volo con la mano un bacio imperfetto che non esiste nemmeno.

Questo mi fai pensare Sandro Veronesi, e grazie per l’inaspettato regalo, un racconto extra di David Foster Wallace che si chiama Amore, e oggi, che l’impensabile è accaduto e Roma è tutta un diamante di neve, ci sta proprio bene leggerlo al calduccio sotto il plaid a quadri.

Consiglio del giorno: sbagliate tanto e sbagliate bene.