WITH LOVE, OTTA.

La neve ha portato con sè una incantevole cena tra amici: chiacchiere, vino e un menù che pare sia piaciuto molto.

Ieri è stata proprio una bella giornata, dall’inizio fino alla fine, una di quelle giornate che vorrei schiacciare il rewind mille volte, come quelle scene dei film da cui fai fatica a distaccarti, quelle scene che ti rimangono impresse nella memoria e poi quando ci ripensi sorridi e ti scaldi con quel pensiero come la copertina di cachemire appoggiata al divano.

A partire dal mattino, quando quel silenzio che avvolgeva la città ci ha svegliati in un panorama bianco, ovattato e ci ha regalato una giornata lontano dall’ufficio, di quelle passate a rispondere alle mail newyorkesi in pigiama e a disquisire di outfit confermati per tappeti rossi con la bic nei capelli a fermare uno chignon improvvisato.

Dopo un fantastico pollo arrosto per pranzo mi sono diretta tra la neve al supermercato sotto casa e poi di corsa nel tepore della cucina a preparare la cena: madeleines e salsina fatta in casa a base di wasabi, cocotte al pain perdue con camembert e marmellata di mirtillo rosso, nasello alla vaniglia con purea di carote, patate e zenzero, e lemon tarte con tè turco alla mela comprato alla drogheria di Corso Magenta – sempre sia lodata la globalizzazione, che oltre alla Britney ci ha portato la reperibilità di qualsivoglia ingrediente. Ora ci manca solo Starbucks e abbiamo il full monthly .

Devo dire che preparare le cocotte mi da una grande soddisfazione: la ricetta poi è semplicissima e vedere queste piccole pentole che sembrano uscite da un libro di Biancaneve, sapete quelli le cui pagine profumano di matite appena temperate e mela…beh, mi fa sentire un po’ come se vivessi in un mulino bianco!

Nel carrello della spesa:

– 2 camembert

– pan brioschè ( contare almeno 20 fette)

– pepe

– panna liquida

– marmellata di mirtilli rossi

Andiamo ai fornelli.

Facile a dirsi e farsi: adattate la fetta di pan brioschè alla cocotte e poi alternate una fettina sottile di camembert con una spolverata di pepe, a un’altra fetta di pan brioschè fino ad arrivare a metà cocotte…dopo di che, schiacciate per benino e terminate con una fetta di camembert e un po’ di panna liquida.

Prima di andare via la Vale mi ha fatto uno dei complimenti più belli:”braccia rubate alla cucina dalla moda!

Credo di stare ancora in brodo di giuggiole.

Finita la cena, mentre rassettavo stando attenta a non rompere nulla perchè ho vinto per 32 anni di seguito il titolo di Miss Maldestra, ho aperto la finestra, quella che ha il balcone grande, per far entrare un po’ dell’aria fresca della notte…ho visto la neve e il ricordo più prezioso che ho nel cuore è riaffiorato nei pensieri, facendosi spazio nella mente in punta di piedi: casa di viale Beatrice D’Este, la nevicata credo fosse dell’83, quando la neve era bianca bianca e ti ci potevi fare le granite alla fragola anche in città.

Mio papà mi aveva preso in braccio per farmi vedere quella distesa bianca. In cucina sentivo la mamma.

E’ strano: se chiudo gli occhi mi ricordo tutto, persino i giochi sparsi sul tappeto, l’abbraccio caldo del mio papà, il mio pigiamotto a fiocchi rosa.

Era quella fase della vita in cui tutto era possibile, quando viaggiavo sulla Fiat del mio nonno e andavamo a raccogliere i lamponi nel bosco, quando bastava essere a casa la sera, strizzare nelle mani il mio minuscolo coniglietto giallo regalatomi al bazaar di Lanzo, sotto casa, mangiare le stelline in brodo ed essere abbracciate dal proprio papà per sentirsi felici, sereni.

By the way, questa notte ho dormito poco, almeno questo è stato il sentore, ed ora mi sento con la testa pesante, quasi che rimbomba….con quell’umore un po’ micioso capriccioso che penso forse è meglio che vado a fare due passi nel freddo ghiacciato, mi faccio avvolgere dai rumori della città e soprattutto compro la nuova crema idratante che è finita.

Teorici delle cospirazioni illuminatemi: perchè quando finisce una crema, finisce anche il contorno occhi, la crema anti cellulite, il detersivo della lavatrice e della lavastoviglie e lo shampo per capelli?

Tornando al mio malessere: forse è stato il troppo vino rosè? O il continuare ad assaggiare tutto per vedere che stesse venendo bene? O la meringa che al primo tentativo non è venuta – anzi secondo me è stata proprio quella perchè nella speranzosa speranza di fare la meringa italiana avevo mischiato lo sciroppo caldo di zucchero home made con gli albumi montati….e avevano un odore…!

Per fortuna Santo Bimby appena denigrato – ” amore sai che ho capito che il bimby quando poi diventi un po’ brava in cucina, mica serve più”..eggià…!- è corso in mio aiuto, così che io potessi decorare le mie lemon tart con piccole meringhelle, per l’appunto, flambè con quell’aggeggio nuovo che sputa gas caldo e abbrustolisce persino la creme brulè…ho persino fatti i mini biscotti che si appendono ai bicchierini.

Comunque, come canta Fabri Fibra bisogna lavorare lavorare lavorare, e poi correre a casa, dove ci aspetta la sacca e pronti via, per il weekend, con i -15°C previsti.

E bere il mio litro di tè verde che così mi depura da tutto il cioccolato che in questo periodo conitnuo a mangiare.

Mi sento Peppa Pig.

Sono colta in questi giorni da attachi spasmodici di fame e non mi trattengo, anzi. mangio, mangio mangio e poi dico, ops, ho mangiato.

Secondo me è stress: tra i vestiti che dobbiamo spedire agli americani – ammappate se insistono- e facebook con le miliardate di notifiche di tutti, che se solo non lo apri un giorno, poi quando fai il log in vieni colta da ansia da prestazione: conferma evento, conferma tag, compleanno di tizio caio e sempronio…aiuto.

Sono sempre più convinta che sia meglio cancellare il profilo.

Fa freddo persino in ufficio: altro che scaldini per le mani, possiamo brevettare un calorifero portatile?

E poi vammi a spiegare che è normale che noi donne sentiamo più freddo e che anche con i guanti costati 100 € e passa e super brevettati per il freddo polare, si sentono comunque entrami gli indici delle mani cadere a pezzi di ghiaccio…vammelo a spiegare quando non sentirò più il pollicione del piede, nonostante le 2 calzamaglia e il paio di calzettoni tecnicissimi, sulla seggiovia dove per giocare a fare la maschiaccia che va ovunque e che si finge anche sportiva avrò un sorriso immobilizzato dal freddo e esclamerò: io freddo? Naaaaa!

ps. Otta rock the world. Ottalovemuffin nominato come blog del mese su ABC Magazine!

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1 Commento

Commenti dell'articolo
  1. Proud of you, Otta!

    Alessandra on 8 febbraio 2012 Reply

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