di Alan Bennett

Un buco della serratura. Una finestra con la luce accesa e dentro un mondo, tanto più intrigante perchè sconosciuto.

La figura del voyeur è un classico della letteratura di tutti i tempi. La tenda dietro la quale nascondiamo la curiosità senza fine del nostro sguardo è metafora della maschera borghese.  Che cosa c’è dietro l’apparenza che ci fa da scudo e insieme ci tiene al riparo dal vizio? Perbenismo? Morale obsoleta? O forse qualcosa di più.

Se lo chiede Alan Bennett con questo più che malizioso romanzo, edito da Adelphi, che ci racconta, come promette il titolo, due storie sporche, che oltre quella tenda sperimentano il lato più torbido dell’animo umano.

Un titolo quasi da noir per un libro che indaga invece il pericolo più dolce che ci sia, ovvero il sesso, che senza la minaccia della morte e della scoperta e della nudità intellettuale e della vergogna non sarebbe poi una così allettante tentazione.

C’è un voyeur in tutte e due le storie, allegoria del lettore, metaletteratura, quel lettore che è il guardone per eccellenza, chissà che pensa nascosto dietro quella copertina, chissà che fa nella penombra delle sue serate fosche in compagnia di un libro sì, un libro soltanto, ma parecchio piccante stavolta. La più innocente delle evasioni.

Leggere del sesso che fanno gli altri, giudicarli e irriderli è il nostro lusso, quello stesso gustoso vantaggio che si ottiene solo quando si è nella posizione di guardare senza essere visti.

A volte la vicina (o il vicino) sexy si dimentica di abbassare le persiane, altre volte per un lunghissimo secondo si incrociano gli sguardi è ciò nonostante, mon dieu, la luce resta accesa. Guardare e non toccare…ma questa è un’altra storia.

Per ora c’è una cosa che appare chiara a Mr. Bennett: il mondo si divide in due tipi di persone, quelli che guardano e quelli che sono guardati. Voi da che parte state?