Palazzo Ranucci

Palazzo Ranucci è un palazzo del 1600 che ti catapulta indietro nello spazio-tempo quando i viaggiatori bussavano alle locande per un letto pulito e un piatto caldo. Perse tra i vicoli di Tuscania anche noi bussiamo alla loro porta e Palazzo Ranucci ci accoglie con la sua ospitalità antica. Siamo infreddolite e affamate. Presto i nostri bisogni scompaiono soddisfatti dal tepore e dal cibo. L’ambiente mescola così bene pezzi antichi e moderni che ciò che ne esce è un’estetica fluida che ti restituisce la circolarità del tempo.

Anche la carta rispecchia la volontà di rispettare la tradizione senza perdere nulla delle novità dell’attuale: i prodotti che vediamo sfilare sotto il nostro naso sono quelli della Tuscia, terra madre, composta di cereali e tartufi, funghi ed erbe profumate. Ci avventiamo sui piatti come facevano quei viandanti stanchi. La differenza è che oggi anche l’occhio vuole la sua parte in cucina si sa, e così quello che troviamo sui piatti è una vera e propria composizione astratta.

Se non fosse che i primi e i secondi mi rimandano di colpo al Caravaggio, sotto quelle luci calde e gialle, davanti ai nostri occhi compaiono nature morte di cacciagione cucinata con maestria: cinghiale e vitello, faraona e pollo. Accompagnati dal profumo del tartufo e del balsamico, illuminati dai colori vivi della frutta e delle verdure come l’ananas e il radicchio, le carote e l’arancia.

Siamo a dir poco inebriate eppure eccoci catapultate nell’Impressionismo con a carta dei desserts. Palazzo Ranucci soddisfa uno dei miei sogni più ricorrenti: avere su un solo piatto un assaggio di tutti i dolci che offre la casa. E che dolci!Bavarese al caffè con salsa di nocciole viterbesi  mantecato alle fave di tonka, creme brulee con giochi di caramello e frutta mantecata alla menta, e poi tiramisu “sul” cucchiaio, e millefoglie allo zabaione…

Che dire, se fossi davvero quel viandante, non c’è dubbio che viste queste premesse, mi fermerei anche a dormire nell’ostello che Palazzo Ranucci offre ai suoi ospiti per completare con il riposo del campione il mio illuminante viaggio nel tempo.