di Erri De Luca

I pesci non chiudono mai gli occhi. Neppure quando si baciano. Si baciano i pesci, dormono? Erri De Luca deve tornare al 1960 per scoprirlo, per riassaporare quella curiosità insolente, il dubbio iperbolico sul mondo intero. Forse proprio conservando la memoria impalpabile di quel bambino che tutti siamo stati, si può arrivare a scrivere un libro così. Feltrinelli pubblica un romanzo che è scritto con una mano da acquerello, che non afferri, come non si possiedono mai del tutto i ricordi.

A dieci anni improvvisamente qualcosa cambia e non sai cos’è. Una ferita si apre nella mente prima che nel corpo e per la prima volta assapori quella scissione dello spirito dalla materia che tanto cantano i filosofi, ma pure i poeti. In questa fase può succedere di tutto, di tutto davvero. La vita non è più facile come un castello di Lego, qualcuno ha costruito un labirinto e ti ci ha piazzato dentro e ora devi imparare a cavartela da te.

Come in una poesia in versi sciolti, che ignora ogni schema metrico eppure magicamente è musica, De Luca scrive un libro sulla crescita e sulla memoria, ambientato su un’ isola. Il bambino di questo libro mi ricorda un altro adolescente confinato su un’ isola: Arturo. Arturo di Elsa Morante, Arturo e i suoi libri, Arturo e l’amore. Chissà perchè tutti i bambini che devono crescere stanno su un’isola. Ci tocca contraddire Thomas Merton: ciascun uomo è un’isola. Almeno mentre cresce. Lui è il centro impervio e sconosciuto, e tutto intorno il mare, ancor più spaventoso.

C’è tutto da imparare e anche l’amore va imparato. Chissà se fare affidamento agli insegnamenti di una ragazzina sia la strada giusta. In un labirinto ti tocca percorrerle comunque tutte le strade e vedere che succede. Tutto passa per quel corpicino triste, è lui che non sta al passo, che non corre, resta indietro. Bisognerà liberarsene come una zavorra. Forse la chiave, il premio è quel bacio, due corpi che si incontrano e ricacciano la mente nel vano del petto e li rincollano insieme, anima e corpo stretti in un abbraccio, anima che non pensa più, corpo che riposa. Chiudi gli occhi allora adesso, serrali su quel bacio, come serrande che tengano fuori il sole e facciano ombra allo spirito.

Sarebbe bello riuscir a ricordare quel mattino, in cui tutti abbiamo scrollato dalle spalle l’involucro crisalide e siamo nati adulti. Forse fa un pò male, forse.