di Marcela Serrano

Dieci donne per me. Dieci vite intere. Leggo le loro storie a mezzanotte e m’ invadono i sogni. Ci sono dieci donne nel mio corpo e nessuna sono io. O forse tutte insieme come in un concerto facciamo un pacchetto di desideri e nevrosi niente male che si annullano come nelle somme di numeri negativi e positivi. Non sono nata sotto la buona stella dell’Aritmetica ma in qualche remoto angolo del mio cervello emerge la consapevolezza che ciò che si confessa nella notte che c’invade poi trascina anche la speranza, come un vento autunnale che ripulisce le strade dalle foglie morte.

Così, come una brezza, in questo romanzo bellissimo Marcela Serrano raccoglie le foglie secche che dieci donne seminano mentre si lasciano analizzare dalla loro psicoanalista, donna anche lei, uguale nella pelle e nel cuore. E nei loro racconti di giovani, nelle loro vite passate, nei loro sogni di donne modeste o ricchissime, si compone un variopinto mosaico di vite: storie di madri e di figlie, di mogli e ribelli, che ci accolgono e ci consolano accarezzandoci le palpebre prima di andare a dormire. Le donne soffrono ma sono vive. Solo chi è nata femmina può capire quanto sia vero.

Marcela Serrano lo sa così bene che in questo ambizioso romanzo, edito da Feltrinelli, si lascia letteralmente possedere dalle anime delle sue paladine, cambia ad ogni racconto registro e linguaggio, s’immagina un mondo intero partorito dalle confessioni delle loro menti. Si fa giovane e vecchia, bella e brutta, iperattiva e depressa, orfana e madre. Indossa una maschera ad ogni capitolo e canta in coro la nostra canzone.

C’è chi va in terapia per aver perduto il proprio amore, chi per solitudine, chi per cancellare un passato troppo oneroso da sopportare, chi invece perchè è il presente che la schiaccia, se il passato era di pura luce. C’è chi confessa di aver perduto la bellezza e chi semplicemente non vuole morire. Dieci donne sono tante ed una sola, un pò fattucchiera e un pò matrigna, ma sempre morbida amante. Queste dee sono l’emblema del femminile che non nasconde le proprie ferite. Per questo m’invadono i sogni, ninfe dispettose. A coronare i loro capi disperati, mi sento anche io un pò una regina.