Droga, amore e piccole morti. Quando manca poco per diventare grandi.

Ben Brooks ha scritto “Le nostre luci” quando aveva 17 anni. A 19 anni il suo romanzo è stato pubblicato, tradotto in otto lingue e sganciato in nove paesi del mondo come la nuova piccola bomba letteraria in circolazione. Il testo esce in Italia per ISBN Edizioni, che è sempre attenta al nuovo che ci circonda.

Noi tutti a 17 anni eravamo affetti da grafomania, scrivevamo diari, scrivevamo racconti, scrivevamo poesie, scrivevamo sui muri. Ben Brooks ha fatto di meglio. Ha raccolto tutta la sua “teenage angst” e l’ha ficcata in questo libro, che è diventato la summa dei nostri diari, la spremuta del nostro cervello ubriaco, la sceneggiatura ben scritta delle serie tv sulla gioventù periferica inglese più dissoluta, l’apologia delle nostre scritte sui muri, la più bella delle nostre poesie sconclusionate.

E non importa se la sua generazione non è più la nostra. Perchè l’adolescenza è una livella: trasgressiva, compiaciuta, incosciente e confusa in egual misura per tutti. Certo, forse noi non prendevamo chetamina e mefedrone alle feste in casa, acquistandoli su internet, forse non facevamo così tanto sesso occasionale per noia su divani sconsacrati, come fanno il protagonista Jasper e i suoi amici. Ma anche noi eravamo segretamente innamorati della persona che ci sorrideva di meno, solo per la bellezza dei suoi polsi e nient’altro, anche noi facevamo continue autopsie alla morte, per troppa fame di vita, anche noi amavamo talmente i nostri genitori da voler farli impazzire e guardavamo le luci delle case degli altri, da lontano, in segreto, chiedendoci quali sarebbero state un giorno le nostre, di luci.

Ben Brooks è così bravo a farcelo ricordare e ha la stessa doppia faccia che avevamo noi, sfrontati e fragili, prepotenti e terrorizzati, quando avevamo la sua età. Ma forse non è nemmeno questione di età. Sei un adolescente ogni volta che ti trovi di fronte a una scelta, ogni volta che fai un gesto impulsivo, ogni volta che assapori la ribellione. Non si dovrebbe mai smettere di essere teenager, questo insegna Ben Brooks agli adulti nel suo romanzo di de-formazione.

Elemento non trascurabile, la scrittura di Ben è un fiume in piena, che ti travolge per la freschezza dei concetti e l’abile destrutturazione del vocabolario, con quell’ironia surreale che trascina un sorriso anche sul volto più malinconico, e la saggezza, saggezza di ragazzino che poi si perde cogli anni, saggezza stupita che balza fuori dal luogo comune, che sfida il luogo comune ed è capace di meravigliarsi e affascinare come sa fare solo chi era fino a ieri bambino.

Alla fine del percorso dei protagonisti, ci sarà l’amore ad aspettarli. In fondo è questa la lezione e la speranza di Ben Brooks, la stessa speranza della Generazione X, la stessa della Generazione Y, Generazione Facebook, Generazione Z, chiamatele come vi pare, droghe sintetiche incluse o escluse, ripetiamo da secoli la stessa lezione di Dante Alighieri: è “l’amor che move il sole e l’altre stelle”. C’è poco da parlare di gioventù bruciata cogli opinionisti da strapazzo, Ben Brooks, Classe 1992, da qualche paesino sperduto nell’aspro Gloucestershire, vi ha fregato.

Still smells like teen spirit!