E le altre…

“La moda deve entrare in valigia perché oggi le donne viaggiano e non possono portarsi dietro i bauli. La moda deve permettere movimenti sciolti e improvvisi, deve essere razionale, deve fare sorridere, non ridere. Deve essere grazia, non imbecillità. Lo dirò finché muoio!”

Così si apre un’intervista che Oriana Fallaci fece a Coco Chanel e che accompagna, come filo conduttore, la mostra Lei e le altre: galleria di immagini e storia che avrei da sempre voluto curare io, magari arricchendola di più con una gallery musicale.

L’esposizione è allestita a Palazzo della Permanente, a Milano, dal 15 settembre al 15 ottobre.

Un mese, dove, dalle recensioni che leggo sul web, si può avere una panoramica sull’estetica della donna raccontata da tutti i magazine femminili usciti per la casa editrice Rizzoli dagli anni ‘30 fino ad ora.

L’aspetto interessante non è tanto questo, ma è l’analisi di certi aspetti sociologici legati alle immagini, ad esempio la donna che trasforma l’ambiente per una coppia in una dimensione più intima, più personale dagli anni 70 in poi o l’involuzione, da un punto di vista di immagine comune, che ha subito dagli anni 90 subendo l’estetica della velina accompagnata dal calciatore.

Tra le foto, inoltre, scorro servizi di moda associati a pezzi del design di Menphis o di Sotsass associati alle forme e ai colori delle tute che si indossavano negli anni 80.

Attraverso una rete di associazioni che legano insieme femminismo e femminismi, eleganza e stile, attualità e costume si crea una rete di rapporti che a mio avviso, non siamo più abituati a pensare e che ha portato alla trasformazione della nostra figura in quello che siamo oggi.

Io andrò sicuramente.