Gli addetti stampa.

Cosa avranno mai fatto di male per finire in questa rubrica? Ve lo dico io. Chi decide di intraprendere la strada del giornalismo di moda spesso riesce nel suo scopo e lavora per più o meno importanti testate, facendo carriera. Altrettanto spesso però, non ci si riesce e si piega per la più facile via degli uffici stampa.

Certo, c’è chi questo mestiere lo fa di sua spontanea volontà, con passione, e quelli sono gli esempi più positivi e alti relativi al settore, ma c’è anche chi a questo lavoro si è dovuto adattare di malavoglia, sognando altro.

Ecco, è proprio a loro che dedico questo post, a quelli che quando cerchi di prendere un appuntamento al telefono ti chiedono “di mandare una mail”. Ma come scusa? Stiamo parlando, potrai anche sprecare un po’ di fiato per dirmi “si, va bene” o “no, la rivista per cui lavori mi fa schifo, quindi ciao”. Sono quelli che quando finalmente riesci a prendere quel maledetto appuntamento, rubando mezz’ora della loro schedule fittissssima, ti accolgono con un sorriso al limone – stretto stretto, a culo di gallina – e ti fanno una radiografia, che la tac in confronto è un esame superficiale. Partono dalla punta del capello e giù fino al dito del piede, non celando un velato disgusto. Poi aprono la bocca per le solite frasi di circostanza tipo: “Ma come ti trovo bene” – ma come cavolo ti sei vestita – “Finalmente riusciamo a incontrarci!” – ma perchè non vai a prenderti i vestiti al mercatino che tanto la tua scelta capi la dirotterò con una scusa? – e così fino al silenzio imbarazzante che ti fa capire quanto poco abbiano da dire.

Quando le cose stanno così l’unico consiglio che viene da dare è: Cambiate lavoro per dinci! Trovate un corso di recitazione, ché non avete ancora raggiunto un livello di ipocrisia credibile. O meglio, datevi allo yoga o al pilates, magari la contrazione facciale di disgusto che vi ritrovate migliorerà e vi eviterà un fastidioso invecchiamento precoce. Ma si sa, i miei sono solo consigli.

Passata la rabbia, penso comunque a tutte le persone carine e appassionate (perché ci sono!) che ho incontrato in questi anni e dico che per fortuna esistono le eccezioni alla regola che tolgono un po’ di amaro dalla bocca e ti fanno credere che il mondo della moda non è poi così vuoto e terribile.

Illustrazioni di Giulia Cerini