Tarkovskij’s

Gira voce che scattare fotografie con l’iPhone sia una cosa un po’ così, che quella non sia fotografia, semmai un giochino per tutti.

Un’accusa, questa, che a suo tempo fu già mossa alle istantanee polaroid che naturalmente non permettevano di settare manualmente molti parametri regolabili invece nelle macchine fotografiche analogiche.

È quindi un caso che con metodi di scatto poco o per nulla personalizzabili si possano ottenere immagini spesso struggenti e bellissime da guardare? No.

D’altronde, che la fotografia sta nell’occhio e nella testa, più che nel mezzo, ormai dovrebbe essere cosa assodata.

Cosa succede se poi, vagando tra migliaia di iPhoneografie ti trovi in mezzo a polaroid scattate da un regista come Andrej Tarkovskij? E coma la prendi se poi scopri che la macchina fotografica da cui sono uscite è stata un regalo di Michelangelo Antonioni? Ecco qua:

Foto bellissime, tendenti per caso o per destino, ai blu e ai colori freddi, scattate tra il 1978 e il 1983, quasi tutte in Italia, nella villa sarda di Antonioni, a San Gregorio, a Roma o a Firenze.

Immagini eccezionali, siano esse di autoritratti, ritratti di personaggi conosciuti e sconosciuti – da Tonino Guerra ad abitanti dei paesini del sud molto amati dal regista – o ancora paesaggi, prati, fiumi.

Dimostrazione non necessaria di come il gioco del caso offerto da quello che è solo uno dei tanti modi di concepire la fotografia, abbia attratto fortemente anche i più raffinati amanti dell’immagine studiata, ordinata, resa con una precisione vicina all’impossibile.

Dimostrazione ennesima, poi, del fatto che il talento sta nel punto di vista, nel luogo da cui si osservano altri luoghi, altri esseri.

Che si tratti di pose analogiche o digitali in mood analogico – come quelle che siete abituati a trovare in questa rubrica – la bellezza trascenderà sempre il mezzo scelto per mostrarcela.