Fabio De Vincentiis.

34 anni, di Taranto, innamorato del bianco e nero di Willy Ronis, Henri Cartier-Bresson ed Elliot Erwitt, fotografa con un iPhone 3Gs che si è comprato attratto dall’idea di avere un telefono-camera-photoshop portatile, uno strumento all in one che consentisse lo scatto, la modifica e la messa online, tutto nel giro di pochissimi minuti, previo uso dell’opzione tap to focus.
Si distingue per l’uso massiccio del bianco e nero nelle sue fotografie e perché, a differenza di tanti altri iPhoneografi, non ricerca l’effetto analogico, ma tende ad esaltare in svariati modi il mood visivo del digitale.

fabio-de-vincentiis

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Usa soprattutto Hipstamatic “che ha veramente rivoluzionato il mondo della fotografia” oppure il software di default per poi modificare le immagini con Photogene, PictureShow, Plastic Bullet pur confessando di provare un po’ tutte le app possibili e immaginabili rimanendo fedele solo a poche di esse.

Ha un passato da appassionato di fotografia e ringrazia l’iPhone per aver risvegliato un amore sopito che ora può portare avanti in diversi modi, anche come fotografo alle gigs pugliesi di molte band.

Nel corso del 2010 ha partecipato a quasi tutte le mostre di iPhoneography, in California, a Philadelphia, a Milano e a Berlino, per concludere l’anno con “my EYE-phone” , una personale realizzata nella sua città che ora sta portando un po’ in giro per tutta la regione.
Lo scorso marzo ha raccontato il mondo dell’iPhoneografy alle giornate R-Evolution organizzate dal FIOF, la prima occasione mondiale in cui il mondo della fotografia tradizionale e quello della nuova iPhoneografia si sono ufficialmente incontrati.

Ho chiesto a Fabio perché, pur amando e praticando la fotografia digitale classica, ami così tanto scattare con il suo melafonino.

Mi ha risposto così: “Mi piacciono l’immediatezza e la discrezione; sei lì a scattare e nessuno sa che tu stai immortalando un momento, puoi entrare nella scena senza essere invasivo e senza farti notare, sei trasparente agli occhi delle persone che non si sentono disturbate dalla presenza di un ingombrante obiettivo… e così riesci a cogliere la vera natura delle cose e degli altri.”