Giulio Merli.

Viene dall’Oltrepo pavese e di lavoro fa l’educatore occupandosi di rifugiati e senzatetto. Nel tempo che rimane fa un sacco di affari su ebay comprando macchine fotografiche digitali e a pellicola e, a oggi, ne ha raccolte circa una trentina.

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Da ottobre 2010 si è messo a fotografare con il suo iPhone, in particolare con  Hipstamatic alla quale è fedelissimo per via del feeling da toycam tipico dell’app in questione. Nel gennaio 2011 espone per la prima volta una serie di scatti hipstamatizzati all’Hipstamatic Exibition presso l’Orange Dot Gallery di Londra.

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Il sua primo esperimento con Hipstamatic è uno scatto a una vecchia nave fantasma abbandonata sugli appennini toscani. Il risultato, anche grazie all’uso delle lenti “Salvador Dalì”, è una specie di dipinto che fa pensare all’Opera galleggiante di John Barth.

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Tra le sue influenze ci sono un sacco di fotografi non famosi sparsi per Flickr ma anche nomi di artisti storici riconosciuti a livello internazionale tra cui gli italiani Berengo-Gardin, Fontana, Basilico, Pellegrin.
Le sue foto non hanno una direzione artistica unica e si configurano, piuttosto, come espressione nitida della natura manomessa dall’intervento umano pur lasciando spazio a immagini di oggetti del quotidiano. Tra una sterpaglia e una pozzanghera troviamo tralicci e ciminiere ma è comunque altrettanto facile imbattersi in una manciata di penne sulla scrivania con tabacco, cartine e chissà…

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Avete tempo fino al 19 aprile per visitare la sua mostra presso il 2:1 TWO TO ONE a Piacenza (via Garibaldi 16/A): ci troverete alcune delle sue Hipstamatics direttamente su tela a dimostrazione del fatto che, secondo Giulio, esiste una continuità netta tra la fotografia “vecchia” e questa nuova.
Hipstamatic – dice – è solo uno strumento, qualcosa di comodo da avere sempre con sé, qualcosa che permette di fotografare di tutto sempre e ovunque… che tanto poi è la foto che fa il fotografo, non il mezzo.

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