12annischiavo_cosebelle_01

Tre è il numero perfetto. Uno e trino è Dio. Di ipotesi antitesi e sintesi si compone la Dialettica hegeliana. E anche la filmografia di Steve McQueen ha deciso di fare il suo ingresso nel cinema con una trilogia. A completarla, in una sintesi perfetta, dopo Hunger e Shame è arrivato 12 years a slave, vincitore degli Oscar 2014.

12annischiavo_cosebelle_02

A volerla definire, quella di McQueen, è una trilogia sul corpo. Esso appare sempre individuale e collettivo, gabbia e presupposto di ogni libertà. Il corpo è per sua stessa costituzione involucro e prigione: strumento di ribellione nel digiuno mortale ma insieme politico di Hunger, fonte d’amore e causa di dipendenza nella pulsione sessuale annichilente di Shame e infine motivo di schiavitù e disprezzo eppure unica possibilità di sopravvivenza in 12 anni schiavo.

Chiwetel Ejiofor

Se nei primi due film il corpo raccontato è quello privato, interiore, individuale, in 12 anni schiavo il corpo è organo collettivo. Non si parla qui di un corpo solo, ma del corpo degli afroamericani. Inevitabile dunque il racconto della schiavitù che a partire dal colore della pelle che rivestiva quel corpo collettivo ha preso le mosse, e a quel corpo, proprio per la sua costitutiva differenza, ha inferto ogni sorta di ferita e cicatrice.

MCDTWYE FS008

Ciò che è epidermico è per McQueen, anch’egli afroamericano, inevitabilmente significativo, fonte di ogni gioia e di ogni male. E per quanto vi sia un certo gusto nell’insistere sul sangue, le ferite, il sudore, il deperimento, la mutilazione, in fondo ci si rende conto che altro non poteva essere. Decide dunque il regista l’unica via possibile affinchè il pubblico possa realmente empatizzare cogli afroamericani, realmente soffrire con loro.

12annischiavo_cosebelle_05

Per un semplice motivo: non tutti abbiamo lo stesso concetto di libertà, d’etica, di crudeltà, di sofferenza. Eppure tutti abbiamo un corpo. E come la religione ha scelto un calvario tutto fisico per farci affezionare al nostro presunto salvatore, allo stesso modo McQueen usa l’immagine del corpo che soffre:  il calore che fa perdere i sensi, la frusta che dilania la pelle, il cotone che punge i polpastrelli, l’amplesso non voluto, l’impossibilità di lavarsi, il bruciore delle ferite, la coabitazione forzata, fianco a fianco, nel sudore, il cappio che soffoca intorno alla gola e poi infine l’abbraccio, l’odore di una pelle conosciuta.

12annischiavo_cosebelle_06

La visione del film passa dal corpo dei neri al nostro e infine al cervello. Solo dopo molto sudore, brividi, un costante senso di tremore e soffocamento, un’angoscia che si manifesta nei nervi, generando pelle d’oca, gola secca, fiato corto. Solo così possiamo conoscere in parte, in minima parte, ma davvero e senza sconti, cosa l’uomo nella storia ha fatto ai suoi simili sebbene entrambi dotati di un unico corpo che batte e freme sotto lo stesso rintocco.

12annischiavo_cosebelle_07

McQueen ci mette le catene ai polsi e ci dice ora, soltanto ora, sapete cosa vuol dire. Ecco dunque, signori e signore, un film necessario.